Una simpatica curiosità. Andate nella homepage di Google e provate a scrivere nello spazio delle ricerche la seguente frase: do a barrel roll, oppure la parola tilt, oppure andate a questo sito http://mrdoob.com/projects/chromeexperiments/google_gravity/
e vedrete cosa succede
7 novembre 2011
6 novembre 2011
5 novembre 2011
una foto al giorno
La ragazza del video si è scattata una foto al giorno per quattro anni e mezzo, poi ha messo assieme tutte le foto e questo è il risultato
Lunga vita alla Signora
Attraverso gli occhi di sei ragazzi che hanno appena finito la scuola alberghiera e vanno a servire in un castello per la festa di compleanno di un'anziana e potente signora, una panoramica sull'umanità assetata di potere e di ambizioni che si siede a quella tavola.
Davanti a tutto questo, Libenzio (il ragazzo del video) fugge disgustato, inseguito dal mastino della padrona. L'animale però vuole solo che lui torni a correre e...a giocare
Dal film di Ermanno Olmi - Lunga vita alla Signora
Davanti a tutto questo, Libenzio (il ragazzo del video) fugge disgustato, inseguito dal mastino della padrona. L'animale però vuole solo che lui torni a correre e...a giocare
Dal film di Ermanno Olmi - Lunga vita alla Signora
4 novembre 2011
AVIGLIANO (PZ) - IL PIANTO DELLA REGINA
La rocca di Lagopesole si erge massiccia e solitaria, con una ferma pianta rettangolare e con mura molto alte che, in cima ad un colle sulla valle di Vitalba, trasmettono la sensazione di un edificio assolutamente inespugnabile, visibile anche da molto lontano.
Ha origini normanne e venne acquisito da Federico II tra il 1242 e il 1250 che lo utilizzò come residenza di caccia, per finire poi in mano agli Angioni che ne fecero uso militare.
Ha origini normanne e venne acquisito da Federico II tra il 1242 e il 1250 che lo utilizzò come residenza di caccia, per finire poi in mano agli Angioni che ne fecero uso militare.
Il Salone della Regina
Il castello ha pianta quadrangolare con torri agli spigoli e vi si entra attraversando un bellissimo portale con arco a sesto acuto. Si così accede ad un androne con volta a botte del XVI secolo con due porte laterali. Quella a destra conduce alla zona più antica, denominata "cortile piccolo", dove si trova un importante mastio a pianta quadrata.
Il castello ha pianta quadrangolare con torri agli spigoli e vi si entra attraversando un bellissimo portale con arco a sesto acuto. Si così accede ad un androne con volta a botte del XVI secolo con due porte laterali. Quella a destra conduce alla zona più antica, denominata "cortile piccolo", dove si trova un importante mastio a pianta quadrata.
Quella a sinistra permette di entrare, dopo aver percorso una scala, dentro il grande "Salone dell'Imperatore" sito al primo piano, decorato con una serie di pregevoli mensole a capitello. Passando questo ambiente si giunge al "Salone della Regina". Vi si accede anche dal cortile maggiore attraversando un portale con arco a sesto acuto e sormontato da una meridiana. E' decorato con delle mensole a capitello diverse tra loro.
La stanza segreta
In prossimità della torre nord-ovest vi è una stanza chiamata la "stanza segreta", perchè l'entrata era nascosta da una scala che la copriva. Essa ha pianta quadrata con volta a crociera e mantiene qualche decorazione sulle colonnine angolari.
In prossimità della torre nord-ovest vi è una stanza chiamata la "stanza segreta", perchè l'entrata era nascosta da una scala che la copriva. Essa ha pianta quadrata con volta a crociera e mantiene qualche decorazione sulle colonnine angolari.
Il pianto della regina
Questo castello resta famoso per aver imprigionato una donna famosa, Elena Ducas, la moglie di Manfredi di Svevia, figlio del grande Federico II. Elena ebbe vita breve, morì senza compiere neppure 30 anni, perchè in seguito alla morte del marito durante la battaglia di Benevento, venne imprigionata da Carlo d'Angiò e condotta qui, dove passò gli ultimi momenti della sua vita, nella totale tristezza, lontana anche dai suoi figli, imprigionati a Castel del Monte. Avvolta nella totale tristezza e nel dolore si lasciò morire d'inedia. La beffa per questa povera donna è che questa rocca è la stessa in cui ebbe vita felice con la sua famiglia, perchè qui passò i più bei momenti della sua esistenza. Esiste una leggenda che riguarda il castello.
Questo castello resta famoso per aver imprigionato una donna famosa, Elena Ducas, la moglie di Manfredi di Svevia, figlio del grande Federico II. Elena ebbe vita breve, morì senza compiere neppure 30 anni, perchè in seguito alla morte del marito durante la battaglia di Benevento, venne imprigionata da Carlo d'Angiò e condotta qui, dove passò gli ultimi momenti della sua vita, nella totale tristezza, lontana anche dai suoi figli, imprigionati a Castel del Monte. Avvolta nella totale tristezza e nel dolore si lasciò morire d'inedia. La beffa per questa povera donna è che questa rocca è la stessa in cui ebbe vita felice con la sua famiglia, perchè qui passò i più bei momenti della sua esistenza. Esiste una leggenda che riguarda il castello.
Essa narra che lo spirito della povera Elena, chiamata anche "Elena degli angeli", non abbia mai abbandonato questo luogo, perchè in eterna attesa del ritorno dell'amato marito e dei suoi figli. Si dice che al tramonto si possa a volte intravvedere il fantasma della bellissima Elena vestita di bianco, nascosta dietro le tende di una della finestre e con in mano una lanterna, a guardare singhiozzando con lamenti disperati l'orizzonte lontano. Si dice che lo stesso Manfredi avvolto da un manto verde cavalchi uno splendido cavallo bianco la campagna circostante alla ricerca a sua volta dell'amata. Ma nessuno dei due riesce a scorgere l'altro e si perdono in un'eterna ricerca, destinati anche nell'aldilà a non incontrarsi mai.
Le orecchie d'asino dell'Imperatore
Sul torrione vi è un ingresso posto a 4 metri di altezza che sembra una gigantesca finestra. Vi sono ai lati due mensole con teste umane, a destra vi è il volto di Beatrice, la seconda moglie di Federico Barbarossa, mentre a sinistra viene rappresentato lo stesso Imperatore, provvisto di corona, lunghi capelli e "orecchie d'asino"!
Sul torrione vi è un ingresso posto a 4 metri di altezza che sembra una gigantesca finestra. Vi sono ai lati due mensole con teste umane, a destra vi è il volto di Beatrice, la seconda moglie di Federico Barbarossa, mentre a sinistra viene rappresentato lo stesso Imperatore, provvisto di corona, lunghi capelli e "orecchie d'asino"!
Simbolicamente queste orecchie esagerate dovrebbero rappresentare il potere del Sovrano di ascoltare tutto e tutti, ma vi è una leggenda che è ad esse legata che è identica a quella del Re Mida che tutti ricorderanno.
La leggenda narra che Federico I Barbarossa venne colpito in vecchiaia da una malattia congenita che gli deformò le orecchie. Per questo motivo era solito portare sempre capelli lunghi che gli nascondesse questo particolare gli creava notevole imbarazzo. Se poi eri un barbiere di professione e avevi l'inaugurato destino di essere chiamato a corte per sistemargli la pettinatura avevi ahimè vita breve. Eh sì perchè una volta scoperto il segreto l'ossessione dell'Imperatore che venisse raccontato era forte a tal punto da aver escogitato una trappola nella quale faceva incappare tutti i barbieri nonostante avessero giurato terrorizzati di mantenere la scoperta. Venivano infatti indirizzati in un lungo corridoio al termine del quale cadevano inevitabilmente in un trabocchetto. Ma un giorno, per una curiosa fatalità, un giovane barbiere riuscì a fuggire dal trabocchetto. Federico colpito dall'evento gli donò salva la vita a condizione però che non avesse raccontato nulla al di fuori delle mura del castello. Il ragazzo così spaventato non raccontò naturalmente nulla, ma la tentazione era talmente forte che un giorno corse lontano da Lagopesole raggiungendo un luogo isolato, scavò una buca profonda e vi gridò con tutto il fiato che aveva in gola: "Federico Barbarossa tène l’orecchie all’asinà a a a a …!" Ovvero Federico Barbarossa ha le orecchie d'asino e tornò a casa con un peso in meno.
Ma dopo un po' di tempo in quello stesso luogo iniziarono a germogliare delle canne che, quando venivano mosse dal vento, sembravano dire "Federico Barbarossa tène l’orecchie all’asinà a a a a …". Ancora oggi in queste terre si usa cantare un ritornello con questi versi. Non sappiamo la fine ultima del barbiere se, dopo aver udito il vento, Federico avesse seppellito il povero giovine nello stesso buco...
Ma dopo un po' di tempo in quello stesso luogo iniziarono a germogliare delle canne che, quando venivano mosse dal vento, sembravano dire "Federico Barbarossa tène l’orecchie all’asinà a a a a …". Ancora oggi in queste terre si usa cantare un ritornello con questi versi. Non sappiamo la fine ultima del barbiere se, dopo aver udito il vento, Federico avesse seppellito il povero giovine nello stesso buco...
3 novembre 2011
2 novembre 2011
1 novembre 2011
Amara cosiderazione
Una amara considerazione da un meraviglioso film di Kitano intitolato "Hana-Bi" (Fiori di fuoco)
31 ottobre 2011
Königsplatz - una piazza da paura
E' una piazza di Monaco di Baviera. Fatta costruire da re Ludwig I (1786-1868) nella prima metà dell'Ottocento, la Königsplatz rientra nel grande progetto urbanistico che il sovrano attuò per trasformare la capitale della Baviera in una "Atene dell'Isar".
Durante gli anni del regime, Hitler usò spesso la piazza per i suoi comizi e per le parate militari. Nelle vie limitrofe si trovavano la sede di rappresentanza ed amministrativa del partito e i due templi votivi costruiti in onore dei 16 nazisti morti nel Putsch di Monaco. Sono sopravvissuti ai bombardamenti i due edifici gemelli all'angolo tra la Arcisstraße e la Brienner Straße: uno ospita il Conservatorio - l'ufficio di Hitler è oggi un'aula - e l'altro il Museo dei calchi delle sculture antiche.
Il regista Dario Argento la utilizza in una delle scene più inquietanti del film "Suspiria"
30 ottobre 2011
La colonia Varese - un luogo da paura
La colonia Varese a Milano Marittima è conosciuta anche con il nome di colonia Marina Costanzo Ciano. Durante il periodo bellico fu trasformata in ospedale, tantè che sul lato mare sono ancora presenti i disegni di due grandi croci rosse. Nel 1983, la colonia, è stata anche protagonista di alcune scene cruciali del film horror Zeder, diretto dal regista Pupi Avati e sceneggiato insieme a Maurizio Costanzo. Il film girato tra Bologna,Cesenatico e Milano Marittima, narra la storia di Stefano, (Gabriele Lavia, che fu Carlo nel film Profondo Rosso di Dario Argento) un giovane scrittore che indaga sulle vicende di mezzo secolo prima riguardo al misterioso terreno k. La colonia Varese, dagli anni 90 é entrata a far parte delle competenze della Sovrintendenza dei Beni Culturali, in quanto ha compiuto i cinquanta anni dalla data di costruzione.
29 ottobre 2011
PALMANOVA (UD)
Una città costruita sui numeri
Palmanova è unica nel suo genere perché la sua pianta è geometricamente perfetta, a tal punto da sembrare quasi “non umana” nella sua visione dall’alto. E’ a forma di stella a nove punte.
Palmanova è unica nel suo genere perché la sua pianta è geometricamente perfetta, a tal punto da sembrare quasi “non umana” nella sua visione dall’alto. E’ a forma di stella a nove punte.
E’ circondata da mura e fossati che per circa sette chilometri formano questa cornice così armoniosa. Sei strade convergono verso il centro, una piazza esagonale, talmente perfetta che al suo interno è facile restare confusi, trovandosi di fronte ad un panorama pressochè identico a 360°. E’ la città della "numerologia" per eccellenza avendo:
Stella a 9 punte come pianta
- 9 bastioni di fortezza e cerchie di mura
- 3 porte di accesso rivolte verso Cividale, Aquileia e Udine
- 18 strade radiali di cui 6 le principali
- La piazza centrale esagonale
Fondamentalmente risulta essere costruita sul numero 3.
Una difesa per il corpo e per l'anima
Interessante è la Piazza d’Armi o Piazza Grande, la piazza centrale perfettamente esagonale. Al centro vi è un basamento a 6 lati, di pietra d’Istria da cui si alza lo stendardo. All’imbocco di ogni strada che si diramano da qui vi sono 11 statue che rappresentano i Provveditori Generali della fortezza. Non si conoscono le singole vicende che legano ogni personaggio, ma si ritiene che vennero scolpiti a riconoscenza di qualche fatto.
Interessante è la Piazza d’Armi o Piazza Grande, la piazza centrale perfettamente esagonale. Al centro vi è un basamento a 6 lati, di pietra d’Istria da cui si alza lo stendardo. All’imbocco di ogni strada che si diramano da qui vi sono 11 statue che rappresentano i Provveditori Generali della fortezza. Non si conoscono le singole vicende che legano ogni personaggio, ma si ritiene che vennero scolpiti a riconoscenza di qualche fatto.
Inoltre lungo tutto il perimetro della piazza passa un canaletto pieno d’acqua. Questo ha un forte valore simbolico perché valorizza il centro di Palmanova come area pura, pulita, sicura perchè circondata dall'acqua. Circoscriversi con il nobile liquido significava difendersi da un fuoco, da un incendio dirompente, dalla corruzione e dal male del mondo circostante.
E qui potrebbe emergere una duplice lettura.
Se da un lato si usavano le mura per difenderla da attacchi concreti di eserciti spietati, dall’altro si usava un “muro di acqua” come difesa da forze oscure e malvagie, perchè essa, simbolo di vita, avrebbe respinto la morte.
Se da un lato si usavano le mura per difenderla da attacchi concreti di eserciti spietati, dall’altro si usava un “muro di acqua” come difesa da forze oscure e malvagie, perchè essa, simbolo di vita, avrebbe respinto la morte.
Così Palmanova, oltre a distinguersi come Gran fortezza, aveva l’appellativo anche di luogo di salvezza, se venne concepita per difendere il corpo, perchè no, poteva difendere anche l’anima.
Di seguito le 6 frasi sui lati del basamento
"Non fare al tuo prossimo cosa che tu non vorresti fatta a te"
"Popolo ecco qui costituito il tuo sovrano"
"Chi desidera il ritorno della antica schiavitù resti vittima sotto quest'albero"
"Guerra contro i tiranni e pace alli popoli"
"La fratellanza è la principale conseguenza dell'eguaglianza della libertà e della giustizia"
"Popolo godi dei tuoi diritti ma non dimenticare mai i tuoi doveri"
"Popolo ecco qui costituito il tuo sovrano"
"Chi desidera il ritorno della antica schiavitù resti vittima sotto quest'albero"
"Guerra contro i tiranni e pace alli popoli"
"La fratellanza è la principale conseguenza dell'eguaglianza della libertà e della giustizia"
"Popolo godi dei tuoi diritti ma non dimenticare mai i tuoi doveri"
La città ideale
E’ stata realizzata in questo modo anche per essere un baluardo del rinascimentale concetto di città ideale.
E’ stata realizzata in questo modo anche per essere un baluardo del rinascimentale concetto di città ideale.
La sua data di nascita è il 7 ottobre 1593, che ricorda due date molto importanti: la festa di Santa Giustina patrona della città e l’anniversario della vittoria di Lepanto sui Turchi nell’anno 1571 e dato che è stata voluta dalla Serenissima di Venezia come baluardo di difesa contro i turchi, la data di fondazione è simbolica.
Poi nel 1797 alla caduta di Venezia passò sotto il dominio napoleonico, poi all’Austria e infine al Regno d’Italia nel 1866.
Nel 1960 fu proclamata l’intera città “Monumento Nazionale”.
Poi nel 1797 alla caduta di Venezia passò sotto il dominio napoleonico, poi all’Austria e infine al Regno d’Italia nel 1866.
Nel 1960 fu proclamata l’intera città “Monumento Nazionale”.
Una macchina da guerra
Una curiosità: per salire al piano superiore delle tre porte principali occorre percorrere alcune rampe laterali, così se i nemici fossero riusciti ad oltrepassare le entrate, sarebbero finiti in una sorta di cortile interno chiuso dalle stesse rampe, direttamente in trappola in balia degli assediati che erano lì in alto ad aspettarli.
Una curiosità: per salire al piano superiore delle tre porte principali occorre percorrere alcune rampe laterali, così se i nemici fossero riusciti ad oltrepassare le entrate, sarebbero finiti in una sorta di cortile interno chiuso dalle stesse rampe, direttamente in trappola in balia degli assediati che erano lì in alto ad aspettarli.
Un’altra caratteristica della città era la sua “invisibilità”. Era infatti stata costruita più in basso della linea d’orizzonte così da sparire agli occhi nemici che non sarebbero riusciti a definirla completamente avendo sempre molti angoli sconosciuti. Dopotutto le ricognizioni aeree non esistevano e colline e monti erano lontani. Inoltre le mura esterne sono ricoperte di terra e vegetazione che addirittura mimetizzano l'intero abitato. Fu celebrata come la più inespugnabile città dell’intera Europa. Per questo ispirò altre fortezze europee: Pamplona e Jaca in Spagna, Vauban in Francia, Neuf Brisach in Alsazia, Fredericia in Germania più tante altre.
Perchè non fu mai abitata?
Ma Palmanova aveva anche un cuore, non doveva ospitare solo militari, ma era stata progettata per contenere anche 20.000 abitanti, famiglie disposte a vivere al suo interno. Ma la cosa non ebbe successo perché nessuno ci andò ad abitare.
Per quale motivo? Forse spaventava l’idea di crescere dei figli all’interno di un ambiente finalizzato alla guerra. Oppure semplicemente spaventava la stessa città, così regolare, così perfetta e uguale in ogni suo angolo, probabilmente anche così fredda, soprannaturale, ultraterrena.
Ma Palmanova aveva anche un cuore, non doveva ospitare solo militari, ma era stata progettata per contenere anche 20.000 abitanti, famiglie disposte a vivere al suo interno. Ma la cosa non ebbe successo perché nessuno ci andò ad abitare.
Per quale motivo? Forse spaventava l’idea di crescere dei figli all’interno di un ambiente finalizzato alla guerra. Oppure semplicemente spaventava la stessa città, così regolare, così perfetta e uguale in ogni suo angolo, probabilmente anche così fredda, soprannaturale, ultraterrena.
Se questo affascina noi che ci rechiamo a visitarla, un tempo poteva forse spaventare. Chissà, magari all’interno di questa stella perfetta ci si sentiva addirittura prigionieri. La sensazione era così forte che la stessa Venezia per “riempire” la città inviò i prigionieri per viverci. Il destino volle che Palmanova non affrontò mai un assedio, perchè passò poi sotto il dominio napoleonico in totale pace e abbandono.
Unica in Europa, Palmanova mantiene un fascino senza pari, una vera stella del firmamento in terra. Così come noi dalla terra possiamo osservare le stelle in cielo, finalmente anche il cielo può osservare una splendida stella sulla terra.
La leggenda del pastore Camotio e della ragnatela
Esistono due leggende legate alla fondazione di Palmanova. La prima narra di un pastore di nome Camotio che addormentatosi nel luogo in cui successivamente sorse la città, corse dai suoi amici giurando di aver avuto come visione una grandiosa fortezza a forma di stella che lì sarebbe sorta. Lo presero per ubriaco e lo beffeggiarono. Un’altra narra che quindici provveditori, durante un sondaggio del terreno, furono colpiti da un temporale e trovarono riparo in una cappella di quel luogo desolato. Mentre erano in attesa che la pioggia cessasse, una ragnatela cadde dal soffitto posizionandosi perfettamente davanti a loro. Ed ecco che ebbero come un’illuminazione per il progetto della futura fortezza. Dopotutto non esiste nulla di tanto perfetto che non nasca prendendo ispirazione dalla natura stessa e chi, come un ragno, avrebbe saputo meglio costruire un luogo di difesa! Furono tutti d’accordo, si passò al progetto e come piccoli ragnetti iniziarono a tessere la piantina.
Esistono due leggende legate alla fondazione di Palmanova. La prima narra di un pastore di nome Camotio che addormentatosi nel luogo in cui successivamente sorse la città, corse dai suoi amici giurando di aver avuto come visione una grandiosa fortezza a forma di stella che lì sarebbe sorta. Lo presero per ubriaco e lo beffeggiarono. Un’altra narra che quindici provveditori, durante un sondaggio del terreno, furono colpiti da un temporale e trovarono riparo in una cappella di quel luogo desolato. Mentre erano in attesa che la pioggia cessasse, una ragnatela cadde dal soffitto posizionandosi perfettamente davanti a loro. Ed ecco che ebbero come un’illuminazione per il progetto della futura fortezza. Dopotutto non esiste nulla di tanto perfetto che non nasca prendendo ispirazione dalla natura stessa e chi, come un ragno, avrebbe saputo meglio costruire un luogo di difesa! Furono tutti d’accordo, si passò al progetto e come piccoli ragnetti iniziarono a tessere la piantina.
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