14 novembre 2011

13 novembre 2011

E' il vento, Betty

Da un film abbastanza mediocre intitolato "37°2 le matin" (in Italia Betty Blue), una colonna sonora meravigliosa, "C'est le vent, Betty" è il brano scritto da Gabriel Yared che sentite in sottofondo.


12 novembre 2011

Lezioni di inglese

Su Internet si trova davvero qualunque cosa: cercate un video in cui giovani ragazzine giapponesi scandiscono in inglese "ho un brutto caso di diarrea" mentre fanno ginnastica? C'è!
Non è un video fetish: è un corso d'inglese per giapponesi. O almeno così pare. Vi sfido a stare seri.

11 novembre 2011

Club del silenzio

Misterioso, inquietante e onirico, cosi è il film di David Lynch "Mulholland Dr". Passa dal sogno alla realtà senza soluzione di continuità in modo da creare un senso di inquietudine.
La scena che segue si svolge nel "Clube do Silêncio" (Club del silenzio) dove le due protagoniste assistono a uno spettacolo... Rebecca del Rio che canda "Llorando" 


9 novembre 2011

8 novembre 2011

Cosa ci fanno mais e cactus in una chiesa medievale della ciociaria?

Siamo ad Aquino in provincia di Frosinone



Se alziamo lo sguardo dalle "Triplici Cinte del sagrato di Santa Maria della Libera ed osserviamo attentamente la facciata, in particolar modo il portale centrale, non si potrà fare a meno di notare altri elementi decisamente inconsueti.
L'architrave e gli stipiti si presentano impreziositi da un fregio con ornamenti vegetali. Tra cui spiccano strani fiori o baccelli che, pubblicazioni sul monumento, indicano come foglie d'accanto.
Queste piante, celebri per essere state imitate, in epoca Classica, nella lussureggiante decorazione dei capitelli corinzi, non mi sembrano avere tutta questa somiglianza con il bassorilievo di Santa Maria della Libera.
Molti ricercatori, tra cui l’amico Giulio Coluzzi, hanno fatto notare che sembrano pannocchie di granoturco.
Constatazione, che, ovviamente, non può che venire rigettata dalla "vulgata" ufficiale.
Pannocchie in una chiesa completata nel XII secolo? Impossibile.
Eppure quella decorazione esiste, eccome. Si può discutere su che cosa sia davvero raffigurato sul portale, ma non è certamente ignorandolo tout court che si potrà far luce su questo enigma.
I tre elementi lapidei che formano architrave e stipiti potrebbero essere materiali di reimpiego di epoca romana. E quindi anche le "pannocchie" risalirebbero a quell'epoca.


Pannocchie di mais del portale

Ma sempre a Santa Maria della Libera esiste un altro manufatto, questo senza ombra di dubbio medievale, con un curioso particolare. Anzi, due particolari.
Sono stati segnalati per la prima volta dal ricercatore abruzzese Tommaso Pellegrini, e sembrano proprio confermare l'ipotesi di rapporti transoceanici.
Il portale con le "pannocchie" è sovrastato da una lunetta a sesto acuto, abbellita da un mosaico in stile bizantino, che raffigura una Vergine con il Bambino benedicente che nella mano sinistra stringe un rotolo.
Ai lati della Vergine sono rappresentate le due defunte (visto che si trovano all’interno dei rispettivi sarcofagi) Ottolina e Maria, nobildonne della stirpe degli "Aquino", benefattrici della chiesa. Come indicato dalle lettere V e F, visibili sulla sinistra, che starebbero per "votum fecit". In riferimento, appunto, alla donazione (o del mosaico o addirittura della chiesa stessa) fatta a scioglimento di un voto.


Pannocchie di mais del portale

Questa è il mais sulla chiesa di Caramanico Terme
Fin'ora ne sono state individuate in Italia solamente due.
Sopra i sarcofagi si vedono due palme formate da tre foglie ciascuna. Ma si tratta davvero di palme? A Pellegrini sono sembrate invece due piante di cactus, con tanto di spine sui vari rami.
Queste piante dette xerofite, adatte ad ambienti aridi, prendono il nome dalla parola greca “Cactus”, ovvero “spinosa” con cui si indicavano sin dall’antichità certe specie di cardi diffuse nel Mediterraneo; e provengono, proprio come il mais, dal Nuovo Continente.


Lunetta del portale
(si notano ai lati di Maria i "cactus")

Ma come sarebbero arrivate simili piante (sempre che si tratti davvero di cactus) nel Basso Lazio medievale? 


La storia della chiesa di Santa Maria della Libera presenta ancora molti periodi ed aspetti oscuri, che forse celano la risposta a questi misteri. Al momento sono possibili soltanto alcune supposizioni.
I "cactus" del mosaico sono forse stati riprodotti da qualche manufatto romano ivi presente, oppure le spiegazioni possono essere, ma non meno affascinanti.
Quando si parla di viaggi in "America" durante il Medio Evo, il pensiero corre soprattutto ai Vichinghi ed ai Templari.
Si è sottolineato che Aquino faceva parte dei possedimenti dei Normanni, discendenti da quegli avventurosi, scaltri, coraggiosi navigatori vichinghi che avevano sfidato le gelide acque dell’Atlantico settentrionale, arrivando in Islanda, Groenlandia e sulle isole e coste canadesi.
Dalla Scandinavia, tramite la Normandia, i racconti, le gesta, le notizie sui viaggi dei “biondi lupi del Nord” possono essere arrivate nei territori dell’antica contea longobarda?


7 novembre 2011

Google

Una simpatica curiosità. Andate nella homepage di Google e provate a scrivere nello spazio delle ricerche la seguente frase: do a barrel roll,  oppure la parola tilt, oppure andate a questo sito http://mrdoob.com/projects/chromeexperiments/google_gravity/
e vedrete cosa succede

6 novembre 2011

5 novembre 2011

una foto al giorno

La ragazza del video si è scattata una foto al giorno per quattro anni e mezzo, poi ha messo assieme tutte le foto e questo è il risultato


Lunga vita alla Signora

Attraverso gli occhi di sei ragazzi che hanno appena finito la scuola alberghiera e vanno a servire in un castello per la festa di compleanno di un'anziana e potente signora, una panoramica sull'umanità assetata di potere e di ambizioni che si siede a quella tavola.

Davanti a tutto questo, Libenzio (il ragazzo del video) fugge disgustato, inseguito dal mastino della padrona. L'animale però vuole solo che lui torni a correre e...a giocare

Dal film di Ermanno Olmi - Lunga vita alla Signora

4 novembre 2011

AVIGLIANO (PZ) - IL PIANTO DELLA REGINA

La rocca di Lagopesole si erge massiccia e solitaria, con una ferma pianta rettangolare e con mura molto alte che, in cima ad un colle sulla valle di Vitalba, trasmettono la sensazione di un edificio assolutamente inespugnabile, visibile anche da molto lontano.
Ha origini normanne e venne acquisito da Federico II tra il 1242 e il 1250 che lo utilizzò come residenza di caccia, per finire poi in mano agli Angioni che ne fecero uso militare.
 
Il Salone della Regina
Il castello ha pianta quadrangolare con torri agli spigoli e vi si entra attraversando un bellissimo portale con arco a sesto acuto. Si così accede ad un androne con volta a botte del XVI secolo con due porte laterali. Quella a destra conduce alla zona più antica, denominata "cortile piccolo", dove si trova un importante mastio a pianta quadrata.
 
Quella a sinistra permette di entrare, dopo aver percorso una scala, dentro il grande "Salone dell'Imperatore" sito al primo piano, decorato con una serie di pregevoli mensole a capitello. Passando questo ambiente si giunge al "Salone della Regina". Vi si accede anche dal cortile maggiore attraversando un portale con arco a sesto acuto e sormontato da una meridiana. E' decorato con delle mensole a capitello diverse tra loro.
 

La stanza segreta
In prossimità della torre nord-ovest vi è una stanza chiamata la "stanza segreta", perchè l'entrata era nascosta da una scala che la copriva. Essa ha pianta quadrata con volta a crociera e mantiene qualche decorazione sulle colonnine angolari.
 
Il pianto della regina 
Questo castello resta famoso per aver imprigionato una donna famosa, Elena Ducas, la moglie di Manfredi di Svevia, figlio del grande Federico II. Elena ebbe vita breve, morì senza compiere neppure 30 anni, perchè in seguito alla morte del marito durante la battaglia di Benevento, venne imprigionata da Carlo d'Angiò e condotta qui, dove passò gli ultimi momenti della sua vita, nella totale tristezza, lontana anche dai suoi figli, imprigionati a Castel del Monte. Avvolta nella totale tristezza e nel dolore si lasciò morire d'inedia. La beffa per questa povera donna è che questa rocca è la stessa in cui ebbe vita felice con la sua famiglia, perchè qui passò i più bei momenti della sua esistenza. Esiste una leggenda che riguarda il castello.
Essa narra che lo spirito della povera Elena, chiamata anche "Elena degli angeli", non abbia mai abbandonato questo luogo, perchè in eterna attesa del ritorno dell'amato marito e dei suoi figli. Si dice che al tramonto si possa a volte intravvedere il fantasma della bellissima Elena vestita di bianco, nascosta dietro le tende di una della finestre e con in mano una lanterna, a guardare singhiozzando con lamenti disperati l'orizzonte lontano. Si dice che lo stesso Manfredi avvolto da un manto verde cavalchi uno splendido cavallo bianco la campagna circostante alla ricerca a sua volta dell'amata. Ma nessuno dei due riesce a scorgere l'altro e si perdono in un'eterna ricerca, destinati anche nell'aldilà a non incontrarsi mai.
Le orecchie d'asino dell'Imperatore
Sul torrione vi è un ingresso posto a 4 metri di altezza che sembra una gigantesca finestra. Vi sono ai lati due mensole con teste umane, a destra vi è il volto di Beatrice, la seconda moglie di Federico Barbarossa, mentre a sinistra viene rappresentato lo stesso Imperatore, provvisto di corona, lunghi capelli e "orecchie d'asino"!
 
a destra l'entrata rialzata di 4 metri
 
a sinistra Federico I Barbarossa con le "orecchie d'asino" e a destra Beatrice
Simbolicamente queste orecchie esagerate dovrebbero rappresentare il potere del Sovrano di ascoltare tutto e tutti, ma vi è una leggenda che è ad esse legata che è identica a quella del Re Mida che tutti ricorderanno.
La leggenda narra che Federico I Barbarossa venne colpito in vecchiaia da una malattia congenita che gli deformò le orecchie. Per questo motivo era solito portare sempre capelli lunghi che gli nascondesse questo particolare gli creava notevole imbarazzo. Se poi eri un barbiere di professione e avevi l'inaugurato destino di essere chiamato a corte per sistemargli la pettinatura avevi ahimè vita breve. Eh sì perchè una volta scoperto il segreto l'ossessione dell'Imperatore che venisse raccontato era forte a tal punto da aver escogitato una trappola nella quale faceva incappare tutti i barbieri nonostante avessero giurato terrorizzati di mantenere la scoperta. Venivano infatti indirizzati in un lungo corridoio al termine del quale cadevano inevitabilmente in un trabocchetto. Ma un giorno, per una curiosa fatalità, un giovane barbiere riuscì a fuggire dal trabocchetto. Federico colpito dall'evento gli donò salva la vita a condizione però che non avesse raccontato nulla al di fuori delle mura del castello. Il ragazzo così spaventato non raccontò naturalmente nulla, ma la tentazione era talmente forte che un giorno corse lontano da Lagopesole raggiungendo un luogo isolato, scavò una buca profonda e vi gridò con tutto il fiato che aveva in gola: "Federico Barbarossa tène l’orecchie all’asinà a a a a …!" Ovvero Federico Barbarossa ha le orecchie d'asino e tornò a casa con un peso in meno.
Ma dopo un po' di tempo in quello stesso luogo iniziarono a germogliare delle canne che, quando venivano mosse dal vento, sembravano dire "Federico Barbarossa tène l’orecchie all’asinà a a a a …". Ancora oggi in queste terre si usa cantare un ritornello con questi versi. Non sappiamo la fine ultima del barbiere se, dopo aver udito il vento, Federico avesse seppellito il povero giovine nello stesso buco...

3 novembre 2011

Hezarfen

tre minuti di puro divertimento

1 novembre 2011

Amara cosiderazione

Una amara considerazione da un meraviglioso film di Kitano intitolato "Hana-Bi" (Fiori di fuoco)